ETF terre rare: i migliori su cui investire

Gli ETF terre rare rappresentano un investimento in un settore di nicchia, che ultimamente genera parecchio interesse da parte degli investitori di tutto il mondo. Questi fondi di investimento generano guadagni da materiali non comuni, preziosi e strategici. Per comprendere se l’investimento in ETF terre rare faccia al caso proprio, è necessario individuarne il contesto, i vantaggi e i punti deboli.

Gli ETF terre rare: cosa sono e perché sono rilevanti nell’economia moderna

Come tutti gli ETF, anche quelli terre rare sono fondi di investimento, formati dal capitale di risparmiatori e altri investitori. Negli ETF terre rare, il capitale è impiegato in un paniere di titoli delle società che ottengono la gran parte dei propri guadagni da estrazione, trattamento e commercializzazione di materiali strategici per il mercato. Questi componenti hanno in comune la difficoltà di estrazione; solo per citarne alcuni, troviamo Cerio (Ce), Disprosio (Dy), Samario (Sm) e Itterbio (Yb). Secondo la legge della domanda e dell’offerta, anche la scarsità di questi elementi questo è un fattore che contribuisce a determinarne il valore elevato.

Per investire in terre rare non è necessario acquistare i titoli azionari emessi dalle società che operano in questo ambito. Lo strumento usato dai piccoli risparmiatori sono gli ETF, che recplicano determinati indici e, in virtù della gestione cosiddetta passiva, consentono di incrementare l’efficienza dell’investimento. Il trend legato agli ETF terre rare è in continuo aumento, grazie a fattori contingenti come green economy e tecnologia.

Come sfruttare, allora, una tendenza in salita, e come investire al meglio in un paniere di titoli di cui si conosce ancora poco? Innanzitutto, è opportuno considerare che l’attenzione che gli ETF terre rare stanno ottenendo, nel mondo della finanza, è in parte legato alle vicende geopolitiche attuali e conseguenti tensioni sui prezzi.

L’aumento dei prezzi delle materie prime, sin dal 2021, ha ulteriormente contribuito a generare un galoppante rialzo del valore delle terre rare. Questi metalli sono ritenuti, di per sé, essenziali per la produzione di moltissimi componenti del comparto industriale elettronico e legato alla tecnologia. Le terre rare si trovano in articoli di ampia diffusione: memoria dei pc, batterie, smartphone, televisori. Ma anche la green tecnology si avvale delle terre rare, in particolare nella realizzazione dei pannelli fotovoltaici.

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Le industrie che operano nel settore dell’automotive ne fanno un larghissimo utilizzo e anche per le turbine elettroniche sono usate le terre rare. Basti pensare che la quantità di minerali necessari per la produzione di un veicolo elettrico è di circa 8 volte maggiore rispetto a quella utilizzata per un veicolo cosiddetto tradizionale, a combustione interna. Le stime, per quel che attiene i prossimi dieci anni, indicano un sostanziale aumento nel fabbisogno di minerali (tra cui cobalto e litio), con un incremento di oltre 30 volte rispetto a quello attuale. Tuttavia, se da un lato la green economy tende a incentivare l’estrazione delle terre rare sotto una forte spinta eco-friendly, dall’altro la loro estrazione è molto impattante per l’ambiente, vista la loro difficoltà di estrazione e raffinamento. Detto questo, le opportunità che gli ETF terre rare offrono agli investitori sono allettanti, proprio per la rapida ascesa registrata nell’ultimo periodo.

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Migliori ETF terre rare: le soluzioni a disposizione degli investitori

Nel 2023, investire in ETF terre rare significa avere a disposizione di una scelta piuttosto limitata. Infatti, al momento è presente un solo ETC in questo settore ed è quotato nel nostro Paese a partire dal 2021. Si tratta di VanEck Vectors Rare Earth and Strategic Metals UCITS ETF, che comprende titoli di società investitrici nel business dei metalli rari e che fanno parte dell’ambito terre rare. Scendendo più nel dettaglio di questo ETF, questo replica un indice in cui detengono un peso maggiore le aziende più grandi e capitalizzate.

L’indice replicato dall’ETF Van Eck è il MVIS Global Rare Earth/Strategic Metals Index. Al fine di operare una migliore distribuzione dell’esposizione globale di questo investimento, è stabilito che ogni azione non può incidere per più dell’8% sul volume totale. Il paniere dell’ETF VanEck Vectors Rare Earth and Strategic Metals UCITS annovera solamente 21 titoli. La maggior parte di essi fanno parte delle società di Cina, Australia, Canada e Stati Uniti. I titoli cinesi sono quelli con il peso maggiore, quantificabile nel 35% del totale. Poiché il paniere delle società incluse nell’ETF terre rare VanEck è molto limitato, è chiaro che una diversificazione di questo prodotto, che è raccomandabile in ogni investimento, non è praticamente attuabile. Di 21 società che compongono il paniere e che replicano l’indice MVIS Global Rare Earth/Strategic Metals Index, basti pensare che le prime 10 aziende impattano per ben il 60% sull’intero portafoglio.

Sostanzialmente, l’obiettivo di questo indice è quello di includere le società che ottengono almeno la metà del proprio fatturato dai metalli strategici, oppure da progetti di estrazione a lungo termine che, quando implementati, potrebbero determinare il 50% o più di guadagni dalla lavorazione di terre rare. In questo senso, l’ETF VanEck Vectors Rare Earths and Strategic Metals ipotizza non solo le terre rare come opportunità di business, ma anche i metalli strategici in generale. In conclusione, al momento si registra un vuoto d’offerta nel settore degli ETF terre rare, in quanto è presente solo VanEck Vectors Rare Earth and Strategic Metals UCITS, che al momento compensa il gap con un’offerta, sul mercato italiano, di investimenti su terre rare e metalli strategici.

ETF terre rare in Italia e nel mondo: evoluzione e previsioni

In Italia, gli ETF terre rare approdano al sistema in tempi relativamente recenti, 11 anni fa e a seguito del lancio, avvenuto negli Stati Uniti nel 2010. Inizialmente, nonostante gli entusiasmi iniziali, questi ETF registrarono una performance negativa pari al 4%.

La vera riscossa degli ETF terre rare è avvenuta nell’ultimo anno, quando il recupero è stato inarrestabile, attestandosi su cifre ragguardevoli: +170%. Come è possibile notare, la forte attenzione del pubblico nei confronti di questo strumento di investimento è legata soprattutto al fortissimo incremento negli ultimi 12 mesi.

Questo trend in salita, peraltro, sembra incoraggiante anche per gli anni a venire. Su cosa si basano tali previsioni? Innanzitutto, come spiegato all’inizio, la scarsità di queste materie prime, unita alla difficoltà di estrazione, contribuisce ad incrementarne il prezzo. Inoltre, la domanda risulta in costante crescita; ciò è unito al fatto che i giacimenti di metalli rari erano situati in Sudafrica, India e Sudamerica, mentre allo stato attuale l’estrazione avviene in larga misura in Cina, Stati Uniti e Australia. A meno che, in un prossimo futuro, non saranno trovati nuovi siti di estrazione, il prezzo delle terre rare sarà, quindi, destinato a salire ulteriormente.

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Investire in ETF terre rare nel 2023: è davvero conveniente?

Per valutare correttamente la convenienza dell’investimento in ETF terre rare è indispensabile mettere sul piatto della bilancia gli elementi positivi e quelli negativi. Tra i primi rientrano sicuramente le forti tendenze rialziste, insieme alle prospettive di ulteriore incremento di valore nei prossimi anni. Anche nel breve periodo, vista la domanda sempre crescente di terre rare dal comparto tecnologico, il trend è in salita. Inoltre, essendo gli ETF soggetti a costi minori rispetto ad altri fondi di investimento, questo risulta più appetibile, soprattutto per i piccoli risparmiatori. L’altra faccia della medaglia dell’investimento in ETF terre rare è rappresentato dalla scarsa possibilità di differenziazione nel portafoglio.

È sempre utile ricordare che differenziare risulta sempre una delle più importanti best practices, non solo per gli ETF, ma negli investimenti in generale.In particolare, quando si parla di ETF, per ottenere i migliori risultati gli esperti raccomandano di optare per un portafoglio che comprenda titoli in cui il rischio sia distribuito in diverse aree geografiche e settori economici. In questo modo, sarà possibile raggiungere un bilanciamento adeguato, tale da minimizzare il rischio e incrementare il guadagno.

Questa considerazione vale per tutti, e in particolare per chi è all’inizio, come investitore. Nonostante il trend fortemente rialzista degli ETF terre rare, occorre mettere in conto la scarsa differenziazione e l’elevata concentrazione geografica.

Ecco perché investire in ETF terre rare non è una scelta scontata ed è necessario valutarne ogni aspetto e implementare solide strategie di differenziazione. Molti investitori ritengono che il periodo attuale, denso di eventi critici, tra cui il conflitto Russia-Ucraina, rendano gli investimenti maggiormente rischiosi. In realtà, anche in periodi di instabilità, i mercati finanziari forniscono chance per ottenere profitti e preservare il proprio capitale. In questo contesto, gli ETF terre rare potrebbero costituire un’opzione molto valida, purché inserita in portafogli adeguatamente bilanciati.

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Domande frequenti

Cosa sono gli ETF terre rare?

Si tratta di fondi d’investimento a gestione passiva che comprendono azioni di compagnie coinvolte in tutte le operazioni riguardanti terre rare e metalli cosiddetti strategici.

Il processo include ll’estrazione, la raffinazione e lo smaltimento degli elementi.

Come investire in ETF terre rare?

Per investire in ETF terre rare è necessario rivolgersi a un consulente finanziario, oppure a un istituto bancario o a uno dei broker autorizzati.

Quali sono le tendenze in questo settore?

La domanda di terre rare è in forte aumento, in particolare per la spinta propulsiva della green economy. A causa della difficoltà di estrazione dei metalli, il prezzo potrebbe continuare a salire, perché la domanda supera l’offerta. Ciò comporterebbe un incremento dei prezzi, a meno che, nel breve periodo, non vengano individuati nuovi siti di estrazione.

Quali sono i vantaggi dell’investimento in ETF terre rare?

Il principale vantaggio dell’investimento negli ETF terre rare è legato a una domanda in forte crescita, che ne determina l’incremento di valore in poco tempo. Inoltre, la particolare rarità dei metalli contribuisce ad aumentarne il valore, e di conseguenza anche le probabilità di apprezzamento dei titoli. Infine, rispetto ai fondi di investimento tradizionali, gli ETF, e quindi anche quelli terre rare, prevedono rendimenti in genere più alti, a fronte di commissioni di gestione relativamente esigue.

Quali sono gli eventuali elementi di svantaggio nell’investimento in ETF terre rare?

Il principale punto di debolezza degli ETF terre rare è da ricercarsi proprio nel fatto che la concentrazione geografica dei beni nel paniere è estremamente circoscritta. In sintesi, i titoli da investimento, allo stato attuale, sono pochi. Infatti, il paniere di beni compresi in questo tipo di ETF presenta una scarsa diversificazione. Il rischio di cambio è un altro svantaggio degli ETF terre rare. Il rapporto di cambio tra la valuta dei titoli e quella dell’investitore, se sfavorevole a quest’ultimo, può portare a una riduzione dell’ammontare del valore reale degli ETF e, quindi, del guadagno netto.