ETF materie prime: i migliori e come sceglierli

Quando parliamo di ETF (Exchange-traded fund) sulle materie prime ci riferiamo a uno strumento finanziario che presenta delle grandi potenzialità nel modificare l’andamento degli investimenti riguardo le commodities.

Nel campo degli investimenti finanziari, la compravendita di materie prime è considerata una delle modalità più conosciuta e antica. Infatti, il commercio di materiali è, per tradizione, una delle attività che ha favorito per prima la crescita dei mercati finanziari.

Negli anni precedenti, per riuscire ad investire sulle materie prime occorreva svolgere il ruolo di intermediario tra chi produce e chi consuma, decidendo di acquistare i beni dove presentavano un costo minore per poi scegliere di venderli nuovamente dove la richiesta era maggiore e, di conseguenza, il prezzo più elevato. Le materie prime, grazie agli ETF sulle commodities, si stanno sempre più ponendo come un asset di investimento, ovvero come un bene da poter comprare e poi vendere per cercare di ottenere un guadagno.

Ma cosa distingue le materie prime dagli altri tipi di investimento come, ad esempio, le azioni o le obbligazioni? Innanzitutto, la differenza sta nel fatto che le materie prime rappresentano un bene tangibile, fisico. Per fare un esempio semplice, se si decide di investire parte del proprio capitale in oro, è possibile acquistare dei lingotti, conservarli in un luogo sicuro e poi decidere di rivenderli al mercato e momento migliore.

Da un altro punto di vista, però, acquistare un bene fisico può risultare poco pratico. Per tale motivo, molti investitori, quando decidono di acquistarli, utilizzano strumenti specifici come, ad esempio, contratti derivati e fondi, tra cui l’ETF per l’appunto che consentono di investire con maggiore facilità e senza dover sostenere dei costi eccessivamente elevati.

In questa guida vedremo quali sono i principali consigli da seguire per poter investire in maniera corretta e consapevole in materie prime tramite gli ETF. Con investire in materie prime all’interno di questo contesto intendiamo un tipo di investimento in un indice, ovvero un insieme di diverse tipologie di materie prime piuttosto che un’unica commodity. Queste caratteristiche hanno poi determinato il successo degli ETF su materie prime in tutto il mondo.

Le caratteristiche che determinano il prezzo finale delle materie prime

Sono quattro le caratteristiche principali che causano la determinazione del prezzo delle materie prime.

Il primo elemento è la domanda/offerta per la materia prima. Questo fattore è collegato all’andamento economico, la produzione e a fattori di geopolitica.

Abbiamo poi le dinamiche tecniche che si collegano a prodotti di investimento ben precisi. Terzo fattore è costituito dai flussi finanziari, mentre abbiamo come ultimo elemento determinante per i prezzi finali delle materie prime l’andamento generale del mercato e l’influenza di altre tipologie di asset class.

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Nel caso della domanda e dell’offerta ci troviamo di fronte a dinamiche che dipendono soprattutto dall’uso che viene effettuato di una materia prima specifica. Per tale motivo, tale caratteristica è particolarmente connessa all’andamento dell’economia. Più è presente richiesta di una determinata materia prima, più alto sarà il suo valore all’interno del mercato di riferimento. In più, dobbiamo tener conto anche di altre dinamiche finanziarie particolari che possono modificare il prezzo delle materie prime. Un esempio su tutti l’oro che agisce come un porto sicuro, acquisendo prezzo e attraendo investimenti di capitali proprio mentre altri asset class tendono ad avere performance poco positive.

Importante è anche approfondire le dinamiche tecniche connesse al tipo di strumento che si utilizza. Se si decide di acquiare un fondo come, ad esempio, un ETF, l’esposizione viene di solito effettuata per mezzo di diversi contratti derivati. La modalità di gestione di tali contratti può determinare le prestazioni del fondo. Per tale ragione, capire come funzionano gli strumenti è determinante per chi decide di inserirsi in questa tipologia di investimento finanziario.

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Cosa fare per investire in materie prime tramite gli ETF

Quando si sceglie di investire su un insieme di materie diversificate tramite ETF occorre, innanzitutto, decidere su quale indice puntare.

Gli ETF, infatti, non sono altro che fondi passivi che “imitano” l’andamento di un determinato indice, cioè un paniere di titoli. Ognuno di questi indici presenta delle precise regole che incidono sulla loro composizione. Questo vuol dire che ogni indice conferisce un preciso peso alle diverse commodities che fanno parte del paniere.

Ci sono, poi, alcuni indici che hanno una politica di ponderazione che dona a tutte le varie materie prime che includono lo stesso peso. Altri, invece, pongono maggiore peso a determinate categorie di materie prime. Per fare un esempio pratico, ci sono indici che donano maggiore peso alle materie prime facenti parte della categoria energetica come, ad esempio, il petrolio o il carbone.

All’interno degli indici di materie prime troviamo di solito sia i metalli preziosi che fonti energetiche e metalli industriali (alluminio, zinco, rame e così via). Questi ultimi due settori sono quelli maggiormente esposti al ciclo economico. Questo dipende dal loro essere maggiormente legati alle dinamiche di domande e offerta, allo stato di salute delle nuove economie e, infine, dai cicli di importazione ed esportazione. Per poter replicare il valore dell’indice, chi gestisce gli ETF può intraprendere due differenti strategie di replica, quella fisica (acquistare e conservare materie prime) o quella sintetica (che sfrutta l’acquisto di contratti derivati per poter tenere traccia del prezzo dell’indice).

Per riuscire a scegliere il giusto ETF è fondamentale, quindi, avere consapevolezza del meccanismo di rotazione dei futures sulle commodities. Ci sono ETF che utilizzano strategie di rotazione dei contratti automatizzate, modificando in maniera regolare i contratti che stanno per scadere con strumenti nuovi. Altri, invece, tentano di utilizzare strategie flessibili che offrono più libertà a chi li gestisce, in termini di vendita e acquisto dei contratti.

Investire sugli Etf sulle materie è conveniente nel 2023?

Chi conosce il mondo degli investimenti sà, con certezza, che il settore delle materie prime è da sempre considerato un asset class abbastanza volatile, anche se decidere di investire su un indice può consentire di diminuire la volatilità tramite un processo di diversificazione.

Abbiamo già visto che l’andamento dei prezzi degli ETF sulle materie prime mondiali varia in base ai differenti indici internazionali. Negli ultimi anni, però, le materie prime hanno evidenziato risultati non positivi se confrontati a quelli di altri asset class volatili. Il risultato più negativo è stato ottenuto nel periodo che coincide con la pandemia da Coronavirus, momento storico in cui tutta l’economia si è bloccata e il valore del petrolio è sceso, per la primissima volta, in segno negativo. Successivamente a questo periodo, il settore delle materie prime si è ripreso lentamente e ha poi avuto un’impennata con la ripresa economica.

Questa crescita, che continua anche in questi primi giorni del 2023, è connessa a tre elementi in particolare, che sono: la maggiore domanda dovuta alla crescita economica; la minore offerta legata a problematiche a livello di approvvigionamento; le vicissitudini geopolitiche, soprattutto in relazione al conflitto tra Russia e Ucraina.

Lungo tutto il 2023 molte di questi trend saranno ancora vivi e presenti. La tensione geopolitica dello scorso anno, che ancora si protrae, tenderà a garantire il valore dei beni energetici nel lungo periodo. Sicuramente, esistono materie prime specifiche che presentano una prospettiva di crescita migliore, ma nel complesso ci riferiamo a un tipo di investimento molto più volatile e particolarmente specifico, da sconsigliare in maniera più categorica a chi non ha lunga e forte esperienza nel campo degli investimenti in questo settore.

Per quel che concerne i portafogli, le materie prime hanno un ottimo ruolo come diversificatore di investimento. Quando parliamo di diversificatore ci riferiamo a un tipo di asset che viene scelto per poter attenuare e limitare le possibili perdite di altre asset class, soprattutto per quanto riguarda il campo delle obbligazioni e delle azioni.

Nel corso della crisi causata dal conflitto Russia-Ucraina, molti investitori hanno apprezzato questo ruolo di diversificatore delle materie prime che hanno avuto un importante ruolo nel processo di mitigazione della volatilità sull’azionario.

Nel lungo periodo, le materie prime hanno dato dimostrazione di essere un indice diversificato con alti rendimenti. Includere una determinata quota di materie prime è una scelta strategica equilibrata che aiuta ad apportare miglioramenti ai profili di rischio e di rendimento del proprio portafoglio. Questo grazie all’aiuto che la diversificazione dona.

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Qual è al momento il posizionamento generale sulle materie prime?

Il fatto che gli indici di materie prime stiano virando in maniera decisa verso settori legati all’andamento dell’economia, come ad esempio accade con il petrolio o alcuni materiali industriali, ha modificato l’esposizione agli indici di materie prime.

Infatti, attualmente è più conveniente puntare sull’oro. Quest’ultimo, infatti, è stato dimostrato essere meno sensibile alle diverse fasi del ciclo economico. Cosa significa ciò? In parole semplici, la domanda legata all’oro non è legata, in maniera determinante, all’andamento economico. Secondo alcune teorie, l’oro attrae più investitori nel momento in cui i tassi reali di interesse sono meno elevati o, addirittura, negativi e quando si prospetta un’inflazione nel lungo periodo maggiore. Questo è quello che si sta verificando attualmente.

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Gli ETF materie prime migliori per i propri investimenti

Tra i principali e più convenienti ETF materie prime segnaliamo quelli su Borsa Italiana. In tal senso, quando si selezionano tali commodities è importante valutare la strategia di rotazione e l’indice di riferimento.

Altro determinante fattore da valutare è la strategia di ottimizzazione. Gli ETF su materie prime, infatti, sono a replica sintetica. Ciò significa che generano la loro esposizione tramite contratti detti derivati. Questo determina, naturalmente, dei costi che devono essere presi in considerazione quando si sceglie il fondo.

Alcuni gestori di ETF, poi, offrono agli investitori degli ETF su materie prime non passivi, che si rinnovano a livello contrattuale in maniera automatica così da ridurre i costi di emissione. Altri, invece, prevedono un tipo di approccio ottimizzato. Questo vuol dire che tali ETF su materie prime provano a ottimizzare il flusso rotativo dei contratti diminuendo il possibile effetto negativo sulle prestazioni. Questi fondi, ovviamente, presentano dei costi gestionali più elevati.

Secondo alcune ricerche statistiche, il migliore ETF sulle materie prime che hanno quotazione sulla Borsa Italiana è “UBS CMCI COMP SF UCITS ETF EUR HED A-AC”.

Si tratta di un particolare fondo che, nonostante non presenti un costo di gestione economico rispetto a fondi che appartengono alla stessa tipologia, ha dato forte dimostrazione di poter raggiungere prestazioni più elevate abbassando i costi di carry tramite una strategia ottimizzata di replica.

Domande Frequenti

Come si può investire nelle materie prime?

Esistono più modi per poter investire nelle materie prime, prima però conviene farlo in ETF.

Qual è la migliore materia prima su cui puntare per i propri investimenti?

Di certo, l’oro è considerato tra le più redditizie materie prime sui cui investire.

Quali sono gli ETF sul petrolio considerati come migliori?

Ne esistono diversi ma, per esempio, il “Lyxor STOXX Europe 600 Oil & Gas UCITS ETF” viene ritenuto uno dei migliori sul mercato.