ETF energie rinnovabili: i migliori su cui investire

Le energie rinnovabili hanno ottenuto un interesse crescente da parte dell’opinione pubblica negli ultimi anni a causa di tre fenomeni principali: l’incremento del prezzo dell’energia prodotta con metodi convenzionali a causa delle recenti tensioni geopolitiche internazionale, una crescente coscienza sociale relativa alla sostenibilità ambientale di alcuni asset come l’energia e la spinta di molti settori merceologici, come quello automobilistico, a utilizzare combustibili diversi da quelli fossili. Ovviamente, anche il mondo finanziario è andato dietro questa tendenza, esaltando i bilanci di sostenibilità di aziende che si pongono come obiettivo diventare Carbon Neutral entro una certa data o utilizzare unicamente energie rinnovabili nella propria produzione. Nel seguito di questo articolo analizzeremo come è possibile investire nel settore delle energie rinnovabili, valutandone vantaggi, rischi, costi e modalità disponibili.

Quali strumenti per investire sulle energie rinnovabili

Prima di analizzare quali strumenti sono disponibili per investire nelle energie rinnovabili, andiamo a chiarire cosa si intende per investimento in energie rinnovabili.

Contrariamente alla comune credenza, investire in energia rinnovabile non si intende normalmente come un investimento in società che producono energia attraverso fonti rinnovabili, anche se in seguito vedremo che alcuni strumenti contengono anche questo tipo di società al proprio interno. Investire sulle energie rinnovabili implica, in genere, acquistare azioni o strumenti di società che producono sistemi, sottosistemi o anche solo componenti o materiali necessari per la generazione di energia rinnovabile.

Parliamo quindi di società che producono, vendono e distribuiscono, ad esempio, pale eoliche, motori eolici, pannelli solari, Fuel Cell a idrogeno, distillatori di bioetanolo o altri combustibili green.

Essendo queste società, in genere, non a grandissima capitalizzazione, a volte poco più che startup, non esistono molti strumenti per investire in queste società ad eccezione di:

  • Azioni: si possono acquistare le azioni delle singole società, che spesso sono scambiate al di fuori del mercato italiano e molto spesso su quelli extra-europei;
  • ETF sulle energie rinnovabili: fondi di investimento quotati che si occupano di effettuare una selezione e una pesatura di azioni del settore delle rinnovabili e che sono quotati su vari mercati, incluso quello italiano.
  • Fondi Comuni sulle energie rinnovabili: i fondi comuni sono simili agli ETF ma prevedono in genere una gestione attiva del portafoglio titoli, delle commissioni di ingresso e di gestione più alte e un meccanismo di acquisto e vendita più farraginoso e meno trasparente di un ETF.

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ETF sulle energie rinnovabili o singole azioni?

Dopo aver visto che non esistono molti strumenti di investimento in energie rinnovabili, potremmo pensare di creare noi stessi il portafoglio di investimento in energie rinnovabili acquistando i singoli titoli. Se da un lato questa potrebbe essere una strategia ottimale, soprattutto se si è in grado di valutare bene, tramite analisi fondamentale e stock picking, le singole società, si tratta di una scelta che si consiglia solo a chi è molto esperto e ha molto tempo da dedicare alla valutazione delle aziende. Inoltre l’acquisto di titoli in vari mercati, inclusi quelli orientali e statunitense, potrebbe essere precluso alla maggior parte degli investitori e comunque generare costi di commissioni elevati e giustificati solo da portafogli di una certa consistenza.

Di contro la scelta di acquisto di ETF sulle energie rinnovabili rappresenta una alternativa comoda e accessibile alla maggior parte degli investitori, essendo questi strumenti caratterizzati da:

  • semplicità, in quanto strumenti passivi hanno come obiettivo la replica della performance di un indice benchmark di riferimento come ad esempio S&P Global Clean Energy Index;
  • trasparenza, replicando dichiaratamente un indice, consentono di essere consapevoli del profilo di rischio/rendimento e del paniere specifico di titoli di energia rinnovabile acquisiti;
  • flessibilità, acquistando quantità in momenti diversi in funzione dei propri obiettivi e dell’orizzonte temporale dell’investimento;
  • economicità, la gestione passiva e la quotazione su un mercato regolamentato consentono agli ETF di ridurre i costi impliciti nella gestione del fondo e lo spread tra domanda e offerta.

Attualmente le più diffuse e complete piattaforme di trading messe a disposizione da alcune banche in Italia consentono di poter scegliere tra oltre una decina di ETF legati a Clean Energy o Renewable Energy e nel seguito andremo ad analizzare i principali.

etf energia rinnovabile

I rischi legati agli ETF sulle energie rinnovabili

Prima di addentrarci nei dettagli dei singoli ETF, è necessario anche valutare alcuni dei rischi legati ad un investimento sulle energie rinnovabili che potrebbero determinarne sia la percentuale di portafoglio da destinare sia l’orizzonte temporale da prendere in considerazione:

  • Rischio macroeconomico: questo, come sempre, è il maggiore rischio da valutare in tutti gli investimenti. In fasi macroeconomiche recessive tutto l’azionario ne risente dato che gli investimenti si spostando su altre asset class come i bond. Inoltre, anche le società particolarmente attive nella produzione di energia da fonti rinnovabili riducono o posticipano investimenti in nuove infrastrutture di produzione, come campi eolici e solari, determinando sottoperformance delle società produttrici di componenti;
  • Rischio valutario: anche questo è un rischio sempre presente specialmente in investimenti fuori dall’area euro. Da questo punto di vista, purtroppo, vedremo che buona parte delle società maggiori presenti all’interno di ETF legati alle rinnovabili sono spesso al di fuori dell’area euro e quindi il valore dell’ETF stesso potrebbe essere soggetto ad oscillazioni valutarie non correlate dai corsi borsistici;
  • Rischio societario: come già anticipato, le società che producono materiali o componenti per le energie rinnovabili sono Mid-Cap, ovvero società a media capitalizzazione, e quindi potrebbero avere elevata leva finanziaria o avere difficoltà a ricapitalizzarsi in periodi di alti tassi. Fortunatamente l’ETF permette di assorbire in parte questo rischio, poiché ciascuna azienda ha un peso tale all’interno dell’ETF da non comprometterne il valore in caso di difficoltà;
  • Rischio geopolitico: i rischi geopolitici legati a dazi nell’esportazione di merci e materiali, specialmente legate alle società dell’estremo oriente, possono subentrare improvvisamente e influire sull’andamento del relativo ETF.

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Quali sono i migliori ETF sulle energie rinnovabili

Vediamo ora tre dei maggiori ETF disponibili sulle energie rinnovabili, i titoli sono stati scelti secondo questi criteri:

  • titoli scambiati possibilmente sul mercato italiano;
  • realizzati e gestiti dalle maggiori società di ETF al mondo;
  • ETF con asset gestiti di valore superiore ai 50 milioni di euro.

iShares Global Clean Energy (ISIN IE00B1XNHC34)

L’obiettivo dell’ETF di iShares, società del colosso Blackrock, è replicare la performance del S&P Global Clean Energy Index, questo indice rappresenta una paniere delle 30 principali azioni più liquide, quotate su scala mondiale, di società che operano nel settore dell’energia rinnovabile.

L’ETF, uno dei primi del settore e quotato sin dal 2007, è quotato sul mercato italiano oltre a vari altri mercati europei e americani e comprende al suo interno circa un centinaio di aziende legate alle energie rinnovabili in percentuale variabile.

L’ETF iShares Global Clean Energy ha un totale di asset gestiti globalmente di quasi 6 miliardi di dollari ed è un ETF a distribuzione, quindi eroga un dividendo semestrale a fronte di un TER (total expense ratio ovvero i costi annui di gestione) di 0,65%.

L’asset allocation su base geografica presenta questa composizione principale:

  • Stati Uniti – 39,90%
  • Europa Occidentale – Area Euro – 15,92%
  • Asia – Emergente – 15,53%
  • Europa Occidentale – Area Non Euro – 13,16%

Se ne deduce che l’ETF è ben diversificato, come numero di società, ma molto orientato al mercato degli Stati Uniti e potrebbe avere sottoperformance se il dollaro dovesse perdere valore rispetto all’euro.

Invesco Global Clean Energy (IE00BLRB0242)

Questo ETF di Invesco, società americana indipendente di gestione degli investimenti, si basa sulla replica dell’indice WilderHill New Energy Global Innovation Index, il cui indice di riferimento è composto da società focalizzate nei settori eolico, solare, biocarburanti, idroelettrico, delle maree, geotermico e altre attività di energia rinnovabile. L’ETF gestisce quasi 62M€ ed è composto da una equa ponderazione di circa 130 società e viene ribilanciato trimestralmente con una metodologia di replica ad acquisto fisico di azioni e non tramite posizioni derivate.

L’ETF è di tipo ad accumulazione; quindi, non prevede la distribuzione periodica di dividendi, che vengono incorporati per accrescere il valore dell’ETF. Inoltre l’asset allocation su base geografica presenta questa composizione principale:

  • Stati Uniti – 26,59%
  • Europa Occidentale – Area Euro – 21,73%
  • Asia – Paesi Sviluppati – 15,91%
  • Europa Occidentale – Area Non Euro – 11,34%
  • Asia – Emergente – 11,21%

L’ETF è quindi più bilanciato di quello di iShares a livello globale, con un peso abbastanza rilevante della componente europea e asiatica.

Global X Renewable Energy Producers (IE00BLCHJH52)

L’ETF di Global X, azienda americana con circa 40 miliardi di dollari di asset gestiti, è composto da quasi 92M€ in azioni e si basa sulla replica dell’indice Indxx Renewable Energy Producers v2 che racchiude i produttori di energia da fonti rinnovabili come eolico, solare , idroelettrico, geotermico e biocarburanti. A differenza dai precedenti, questo ETF si focalizza più sui produttori di energia che sulla tecnologia per la produzione di energia rinnovabile.

Il fondo contiene circa 50 titoli al suo interno, prevede una distribuzione semestrale dei dividendi e l’asset allocation su base geografica presenta questa composizione principale:

  • Europa Occidentale – Area Euro – 27,42%
  • Stati Uniti – 17,42%
  • Asia – Emergente – 14,27%
  • Australasia – 14,06%

Questo ETF è abbastanza esposto sull’area Euro e include anche componenti di Australia, rendendolo ben bilanciato a livello mondiale. Come già accennato, a differenza degli altri, questo è maggiormente esposto ai produttori di energia, rendendolo favorevole in periodi di alto costo dell’energia.

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Domande frequenti

Come posso acquistare ETF su energia rinnovabile?

Gli ETF sulle energie rinnovabili, al pari di tutti gli ETF, possono essere direttamente acquistati attraverso la propria banca e inseriti nel proprio deposito titoli. Laddove la banca non permettesse di acquistare ETF possono essere aperti conti con società di brokeraggio, facendo ben attenzione a privilegiare le maggiori società, possibilmente con sede nell’Unione Europea.

Come sono tassati gli ETF sulle energie rinnovabili?

Gli ETF sono tassati al pari delle azioni, quindi gli utili, ovvero la differenza tra controvalore di vendita e controvalore di acquisto viene tassata del 26% direttamente dalla banca. Gli ETF, per loro natura, generano minusvalenze anche in caso di vendita in guadagno.

Perché ogni ETF usa un indice di riferimento diverso?

Ogni società e gestore di ETF seleziona l’indice che più si avvicina alla strategia di replica che vuole raggiungere e al tipo di mercato che vuole privilegiare all’interno del proprio Fondo. Questi indici sono comunque pubblici e ricercabili all’interno dei rispettivi siti di chi gestisce l’indice.